Dopo lo 0 a 4 in campionato al Maradona e la vittoria di misura 1 a 0 al Meazza ,il Napoli non ne esce ridimensionato, c’è una certa differenza tra i due incontri finora disputati caratterizzati dall’assenza dell’attaccante Oshimen che guida la classifica dei marcatori.

Con Alessia Bartiromo, giornalista di Casanapoli.net parliamo del duello tra i rossoneri campioni d’Italia e quelli che dovrebbero i successori azzurri a cui manca solo la matematica certezza di vincere dopo ben 33 anni, allargando poi lo sguardo tra campionato e nazionale con uno sguardo alle prospettive in chiave europea della nazionale italiana e calcio internazionale.

Milan e Napoli si affrontano per l ‘ultima volta in questa stagione, dopo le due sconfitte in campionato e nell’andata di Champons League, analizziamo soprattutto  i due incontri fin qui giocati ,recriminazioni, gioco e tattica cosa non ha funzionato?

Mi è piaciuto tantissimo l’atteggiamento del Napoli nei primi 20’ della gara di San Siro. Non
era facile, sia dopo il 4-0 subìto in campionato, che scendere in scampo con
grande carattere in un San Siro infuocato. Un’atmosfera “da diavolo” che
conferma la dimensione internazionale del Milan ma un Pulcinella pronto a
giocarsi le sue chance, riprendendo la coreografia sugli spalti. Per qualità di
gioco, tiri nello specchio e occasioni create, gli azzurri avrebbero meritato
assolutamente almeno il pari ma è stato vittima delle sue stesse ingenuità, in
particolar modo cadendo nelle provocazioni di numerosi calciatori del Milan che
tendevano a provocare la reazione. Indubbio inoltre, che l’assenza di un
attaccante di ruolo si senta e che la dimensione di Elmas al momento non sia
per nulla quella di falso nueve, il che richiede un processo lungo e impegnativo
per incamerare movimenti e tatticismi. Nel risultato, il team di Spalletti è
stato condannato dalla super azione dell’asse Brahim Diaz-Bennacer insieme ad
una gestione discutibile dei cartellini. Ad avere ancor più rimpianti però è
sicuramente il Milan, che dopo il rosso ad Anguissa avrebbe dovuto ampliare il
risultato, che resta molto aperto al ritorno al Maradona. Tra quattro giorni
sarà nuovamente gara vera, con la speranza per Spalletti di rivedere finalmente
Osimhen e la voglia di regalare un altro sogno ai tifosi partenopei che spero
tornino a dare il loro apporto, così come fatto nei mesi scorsi e che si
possano appianare le divergenze che al momento si registrano con la società,
rimandandole a fine campionato per il bene della squadra.”

Manca la matematica alla conquista del  terzo scudetto, ad inizio stagione alla luce delle importanti partenze il Napoli era favorito o si può considerare sorprendente il cammino della squadra di Spalletti e nel caso si può pensare a gettare le basi per aprire un ciclo?

Non mi aspettavo assolutamente un campionato di vertice da parte del Napoli
quest’anno, ancor meno per puntare allo scudetto e con 16 punti di distacco
rispetto alla seconda a 9 giornate dal termine della stagione. In estate il
presidente De Laurentiis ha dato vita, insieme al bravissimo direttore sportivo
Giuntoli, ad una vera e propria epurazione, lasciando liberi di cambiare aria
tantissimi calciatori considerati leader e veterani come Mertens, Fabian,
Koulibaly, Insigne e Ospina. In estate ero a Dimaro e il clima era veramente
singolare: il Napoli ha prima ceduto le sue punte di diamante e soltanto tra la
fine di luglio e l’inizio di agosto ha iniziato il suo mercato, figlio di una
strategia che veniva da lontano, precisa e ben mirata. Si era vista già una
un’inversione di tendenza rispetto al passato non solo con acquisti in sinergia
con Spalletti ma anche con azioni mirate in ogni reparto. Calciatori come Kim e
Kvaratskhelia che non parlavano italiano e venivano da ambienti e campionati
completamente diversi hanno poi compiuto un vero miracolo. Tutti eravamo
convinti del loro potenziale enorme ma al contempo che avrebbero avuto bisogno
di tempo per ambientarsi: invece, grazie a un gruppo splendido e con un grande
spirito di abnegazione, ci sono riusciti nel migliore dei modi e in tempi
strettissimi, costruendo così, tutti insieme, una stagione da record in serie A
e in Champions.
  Merito ovviamente anche
di Spalletti che ha saputo recuperare mentalmente e fisicamente calciatori
importanti che sono diventati imprescindibili come Lobotka ma anche alla
società che nel mercato di gennaio è andata a limare i reparti con meno
alternative, acquistando Gollini e Bereszynski. Insomma, un capolavoro corale
in attesa della matematica per godere appieno di un sogno cullato da fin troppo
tempo. Inoltre il percorso così importante del Napoli in Champions ha
dimostrato la caratura internazionale quale del club non solo avversaria di
tutto rispetto anche per le big della maggiore competizione europea ma anche
perché seguito da giornalisti e tifosi da ogni parte del mondo. Il Napoli
vincendo e convincendo con un grande cuore e un’identità ben precisa ha
aumentato a dismisura il suo appeal, confermando di avere le idee chiare anche
in futuro, ripartendo da un gruppo che si sente l’azzurro nel cuore, che vuole
vincere insieme lavorando e mettendosi a disposizione dell’allenatore, remando
nella stessa direzione, mixando giovani talenti a calciatori che conoscono già
bene la serie A come Juan Jesus, Simeone o lo stesso Di Lorenzo, sempre più
leader di questo Napoli ed emblema assoluto dei valori che incarna. Il club è
sano, con il bilancio all’attivo, conti in regola e raccoglie consensi in giro
per il Mondo. Insomma, bellissime vittorie per la gestione quasi ventennale del
presidente De Laurentiis che mi aspetto non smetta di essere ambizioso 
alzando
sempre di più l’asticella, anche per quanto riguarda le strutture a
disposizione della prima squadra e la scugnizzeria.”

Calcio italiano, come vedi in prospettiva la nazionale azzurra? Occorre investire di più verso i settori giovanili?   Attualmente ci sono secondo te campioni che potranno lasciare il segno sulle orme ad esempio di Baggio e Totti ad esempio?

Credo che al momento la nazionale italiana stia vivendo, un po’ come successo a
Napoli la scorsa estate, un momento di profondo cambiamento. Bisogna avere il
coraggio di intraprendere delle scelte e non è facile sia perché il bacino dal
quale attingere vive un periodo di stasi ma basta ampliare i propri orizzonti e
pescare sia in casa di una talentuosissima Under 21 che nei campionati minori. Il
futuro è assolutamente questo, creare di nuovo un gruppo simile a quello dello
scorso europeo o del mondiale del 2006 mixando giocatori più esperti a giovani
di grande talento. Il ct Mancini con la convocazione di Retegui e la riconferma
di Gnonto ha voluto dare un altro segnale importante: nonostante il nome o il
blasone, bisogna conquistarsi sempre il posto in Nazionale, lavorare e sentirsi
la maglia azzurra addosso. Fossi il CT, farei un passo indietro appena
possibile: forse il suo tempo in azzurro è terminato e c’è bisogno anche in
questo senso di dare una scossa diversa. È facile addossare le colpe ai settori
giovanili o ai troppi stranieri nella nostra serie A ma basta guardare ai
campionati inferiori come le ottime serie B e serie C o ripeto, all’under 21 e
all’under 19 per comprendere che i talenti italiani ci sono ma vanno coccolati
e coltivati. Penso a Vicario, Pafundi, Colombo, Baldanzi, Volpato, Ambrosino,
Gatti, Carnesecchi, Fagioli e potrei continuare molto a lungo.

Prima di congedarci dalla nostra amica che ringraziamo, Le chiediamo se nel panorama internazionale si intravede il nuovo Messi?

Beh,Leo Messi credo sia un fuoriclasse unico e speciale nel suo modo di vedere il
calcio, nella velocità di pensiero e nel dispensare magia e follia nelle sue giocate.
E’ quasi impossibile trovarne un erede e forse neanche voglio perché ne sono
troppo affezionata. Oltre le stimmate del campione c’è la fragilità di un uomo
che con la forza dei sogni, il lavoro e un piede fatato, ha raggiunto il tetto
del Mondo. Quando è in Qatar si sprecavano i paragoni con Cristiano Ronaldo, ho
sempre detto che è impossibile affiancarli poichè sono due calciatori così
diversi ma al contempo unici nel modo di intendere il calcio e il ruolo dell’attaccante.
Quando penso a giocatori che al momento instaurano un rapporto confidenziale ed
empatico con il pallone nel loro ruolo di attaccanti, mi vengono in mente in
maniera naturale Haaland e Mbappè. Al di là delle caratteristiche tecniche
indiscusse, credo che in questo periodo storico e in generale anche nel calcio
moderno la qualità più bella di un calciatore sia fare innamorare i bambini di
questo sport e far tornare bambini noi adulti e loro ci riescono in una maniera
davvero naturale e magica.

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