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Raspadori: "Napoli è stata la prima scelta, ho deciso in un attimo, custodisco con cura le maglie dei gol in Champions"

 


Giacomo Raspadori, attaccante del Napoli, ha parlato a DAZN durante la rubrica "Dazn Heroes", ecco le sue parole:


"Io protagonista di Napoli-Juve? Me ne rendo conto perchè è quello che sognavo. Te la godi perchè la mia passione è giocare a calcio farlo davanti ad un pubblico così c'è la pressione giusta. Se sei cosciente di questo, te la godi di più. Vedere il mio nome sulla maglia si fa fatica ad abituarsi poi vederla sul quella del Napoli è prestigiosa perchè indossata da grandi calciatori. Le maglie con i gol in campionato e Champions le custodisco con cura. Ogni tanto a casa le rimetto. Non le ho nemmeno lavate, quelle non si lavano".

 

"Aldo Tolomelli è stato il mio primo allenatore nel Progresso Calcio, squadra della mia città. Tutti gli allenatori mi hanno lasciato qualcosa, è stato uno scambio reciproco. A partire da De Zerbi che è stato il primo allenatore tra i grandi, mi ha fatto sentire calciatore dopo che erano due anni che non giocavo. Mi ha dato tanti insegnamenti per farmi esprimere all'altezza della squadra. Con Dionisi ho avuto la possibilità di sbagliare, provare ruoli diversi e restare in campo con continuità. Con lui ho fatto il trequartista, ruolo mai fatto prima. Con Spalletti sto lavorando per migliorare tutti i dettagli. Quello che vediamo prima delle gare lo vediamo in campo, per noi è un grande aiuto perchè sai già come comportarti".

 

"A scuola me la cavavo, sono cresciuto con dei valori familiari per cui devi fare il 100% per portarle a termine. Ho preso la scuola come qualcosa in più anche se preferivo giocare a calcio. Il calcio non toglie alla scuola e viceversa, ti permettono di imparare tante cose. Faccio scienze motorie, mi è capitato di dare un esame anche prima di una gara. Talvolta ti alleni perchè devi farlo, ma se capisci anche il motivo e sei a conoscenza secondo me può essere un valore aggiunto. Alla maturità ho preso 79. In Italiano avevo 8, matematica 6, storia 7, inglese 7. Tiro con il destro? Con il destro calcio di precisione e di forza con il mancino, quindi darei 8. Colpo di testa mi do un 5, mi dà stimolo questo voto per cui devo lavorare di più. Dribbling? Non è una mia dote migliore, mi do 7. Il voto personale non importa, è quello della squadra che importa. Movimenti senza palla voto 9. Un aspetto che fa innamorare di me gli allenatori? Credo il primo controllo di palla. Giocare nel cortile mi ha aiutato. E' lì che impari la tecnica di base".

 

"Numero maglia 81? Il Cholito era arrivato prima di me e ha scelto il 18, il numero che avevo in precedenza al Sassuolo. Ero molto legato al 18 perchè è la mia data di nascita. Ho deciso di invertire puntando sull'81 approfittando anche del fatto che il prefisso di Napoli è 081. Spesso andiamo in auto insieme con Simeone e Sirigu. Nel tragitto parliamo di tante cose, siamo delle menti sopraffine. A Osimhen toglierei il colpo di testa, è pazzesco. Al Cholito toglierei il movimento in area. A Kvara l'uno contro uno così come Lozano. A Politano invece il tiro a giro".

 

"Napoli è stata la prima scelta, ho sentito forte interesse della società, direttore e mister con cui ho parlato. Sentivo che era il momento giusto di alzare l'asticella. Non è perchè devo dirlo, ma ho scelto Napoli in un attimo. Napoli per il calcio che sta esprimendo il miglior calcio, per un calciatore come me è la squadra migliore per esprimermi al meglio. Napoli è una città bellissima, svegliarsi la mattina e vedere il mare da Posillipo è una cosa a cui noi emiliani non siamo abituati. Mi piace molto il centro, vorrei avere l'occasione di approfondire i Quartieri Spagnoli. Sono stato a Piazza Plebiscito, ho portato i miei nonno quando sono arrivati qui. Napoli non è semplice sotto l'aspetto culinario, ci sono tante tentazioni. Mi fa impazzire la mozzarella di bufala. Cerco di variare molto dal punto di vista alimentare. La sera prima della gara si mangia la crostata dello chef Paolino".

 

“Ho avuto la fortuna di conoscere giocatori e grandi campioni, più grandi di me, come Giorgio Chiellini che adesso ha lasciato la nazionale, ma ce ne sono tanti, Bonucci, Florenzi, anche veterani giovani ad esempio Donnarumma o Barella, e tocca a noi andare a ricostruire, cercare di portare l’Italia dove merita di stare. I talenti ci sono, l’entusiasmo c’è, la voglia di esprimersi al migliore dei modi c’è. Basta avere l’entusiasmo giusto, la voglia di crederci e di essere ambiziosi: si possono fare grandi cose”.

 

“Le prime due dei primi goal, quindi quelle in Champions, sono le due magliette che sto custodendo con grande cura. Sono ancora sporche da campo: quelle non si lavano”.

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