Venerdì, 2 dicembre 2022, presso il Palazzo Allocca di
Saviano, corso Garibaldi 14, è stata ospitata la mostra dell’artista Ciro
Cioffi, originario di Ottaviano, dal titolo “Oltre la figura l’infigurabile”
che resterà aperta ai visitatori fino al 16 dicembre compreso.

 L’evento è
stato organizzato dalla Pro loco “Il campanile” di Saviano, curata da Carmine
Ciccone, con il patrocinio della Regione Campania.

 Al Vernissage sono
convenuti tanti visitatori che hanno apprezzato le opere esposte e si sono
intrattenuti con l’artista nel corso della serata per uno scambio
intellettuale.

È intervenuto il sindaco di Saviano, Vincenzo
Simonelli, per i saluti istituzionali, la vice presidente della pro loco
Ausilia Iovinio, il musicista Pietro Muto che ha accompagnato la serata con il
suo sassofono. In rappresentanza del Museo Civico D’Avanzo di Roccarainola c’è
stato l’artista Federico Natale, accompagnato dalla giovane pittrice dello
“Scarabocchio” Simona Giglio.


La presenza del filosofo Michele Ranieri è stata
davvero preziosa perché ha spiegato l’arte postestetica di Ciro Cioffi, con una
minuziosa ed esaustiva relazione, di cui ne riporto parte del testo:

Per
nostra fortuna, da tempo ci siamo liberati dal pregiudizio culturale nei
confronti dell’arte non figurativa. Il Novecento ha in questo senso
rappresentato, seppur tra mille incomprensioni e difficoltà ricettive, una
svolta ormai che si può considerare irreversibile. Inutile fare nomi che oramai
sono noti anche al grande pubblico, e che anzi nel corso del tempo sono
diventati familiari anche alle generazioni giovani, sempre più capaci di
apprezzare la dimensione e la forza creativa emancipatrice che tale pittura, e
in generale l’arte di questo tipo, contiene e comunica.

L’opera
di Ciro Cioffi è in questo contesto non innovativo che si situa, crescente con consapevolezza
e indiscutibile merito. C’è infatti consapevolezza nell’artista ottavianese di
essere il fabbricatore, per così dire, di oggetti nuovi e ogni volta dotati di
una carica emotiva, affettiva, diversa. Nella quale è possibile intuire la
potente espressione della complessa vita che è all’origine della composizione
e, al contempo, la volontà di superarne il carattere esclusivo soggettivo per poter,
nell’ creato, incontrare l’altro, partecipare all’altro la verità del proprio
sentire. L’oggetto creato.

In
effetti, questo modo di esprimere può sembrare inadeguato per indicare un’opera
d’arte.  Un’opera nella quale, poi, come
è stato detto molto bene da coloro che hanno

commentato
il lavoro di Cioffi, l’esplosione del colore e la dinamicità delle forme
immaginate

sembra
molto spesso evocare l’incessante divenire del cosmo. Eppure, l’idea
dell’oggetto ci

sembra
dire qualcosa di particolare sui suoi quadri in primo luogo, mette in evidenza
la

concentrazione
in una cosa effettiva, in un più o meno maneggevole reperto di tutto il
travaglio che lo precede e lo determina.

L’artista
desidera l’oggetto come dimensione effettuale in cui si presenta, trasfigurata,
la sua “mente” per adattarsi in relazione con quella altrui,
altrettanto liberata, nel momento della  fruizione
dell’opera, dai propri impacci e pregiudizi.

In
secondo luogo, parlare di oggetto ci consenti di dire quella che a noi sembra
la cifra peculiare del lavoro di Cioffi. Se quest’arte non figurativa, come
ogni altra, non contiene cose, non contiene riferimenti al reale, è perché essa
aspira a portare l’assenza in primo piano. L’oggetto insomma è pittura
dell’assenza, del nulla, che necessariamente determina lo stupore nell’altro, e
attraverso lo stupore il richiamo alla partecipazione a qualcosa di in-audito,
nel vero senso della parola
.

Paradossalmente,
in questo dipingere il nulla l’arte di Cioffi diventa figurativa. Lo porta alla
presenza. Noi sentiamo, dinnanzi ad essa e forse senza rendercene mai conto
completo, questo avvento, lo percepiamo con la parte più esposta e disponibile
di noi stessi. Cioffi trasforma l’assenza di cose nell’oggetto- assenza, rende
in figura ciò che non ha figura, il nulla appunto.
Che però attraverso questa operazione, o
meglio come dicevamo poco sopra fabbricazione, diventa parte della realtà, si
comunica al fruitore, che ne sente la presenza. L’emozione è pura  perché non ha contenuto all’infuori di se
stessa. Non è certo un caso se, anche di recente, poeti di valore hanno trovato
una suggestione tanto forte nei lavori dell’artista ottavianese da provare a
osare nuova e più inquieta attuazione all’oraziano ut pictura  poesia.  

L’opera
di Cioffi si inscrive in questo modo, con questa particolarità, nella grande
corrente dell’arte contemporanea. Essa infatti ne esprime con forza il
superamento della idea di bellezza che all’arte era associata quasi per
procura. A muovere il bisogno di espressione del nostro non è infatti il
muovere di compiacere e rassicurare il gusto medio delle persone, ma al
contrario quello di metterlo fuori dai tracciati consueti, per fargli sentire
quel che lui stesso ha trasformato il nulla, questa dimensione altra delle
cose, in oggetto colorato, in oggetto visibile.

Se
in generale l’arte di consumo prova a far chiudere gli occhi al pubblico, cioè
lo tranquillizza, l’arte di Cioffi è di quelle, invece, che provano a tenerli
spalancati sul mistero del reale. Può essere una cosa dura, ma è l’unica cosa
giusta che si possa fare oggi.

 


Abbiamo intervistato l’artista che ci ha aperto il
suo mondo emozionale, attraverso i suoi quadri, posizionati non a caso, in un
certo ordine. Ci è sembrato di entrare nella sua anima, in punta di piedi, per cogliere
con occhio discreto, quello che muove le sue pennellate, il pathos interiore,
la sua grande carica energetica che si fonde e sprigiona completamente dai suoi
quadri, che eruttano eros ed emozioni forti, come sono intensi e cariche i
rossi e i neri del nostro vulcano. Ma i quadri di Ciro Cioffi parlano di
incontro e plasmabilità di materie, come il bitume, e tele grezze sulle quali
imprimere i colori del Marocco.

L’artista non parla di bellezza, perché è sempre
soggettiva, ma cerca di cogliere e fermare sulle tele le sue emozioni, che
saranno poi trasformate dalle emozioni di chi osserva e riesce a trovare in un
insieme di tracce colorate, un senso di appartenenza e del conosciuto, per
trasformare, appunto, dall’infigurabile nuovamente la materia ricercata.

 

Vi auguriamo una buona visione della video intervista
allegata.

Maria Filomena Cirillo

Saviano – Ciro Cioffi presenta “Oltre la figura l’Infigurabile” (laprovinciaonline.info)

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